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> LOHACHARA NON C'E' PIU', SOMMERSA DALL'OCEANO, piccola isola nella Baia del Bengala
 
MatteoAdmin
Inviato il: Venerdì, 29-Dic-2006, 18:50
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L'ISOLA DI LOHACHARA E' SCOMPARSA
10.000 PERSONE SENZA CASA.

La prima isola abitata, nel Golfo del Bengala, è stata sommersa dal mare che cresce di livello. Iniziano ad avverarsi le più fosche previsioni degli scienziati. The Independent, 24 dicembre 2006

LA PROSSIMA PREDESTINATA SEMBRA ESSERE ADDIRITTURA UN'INTERA NAZIONE "L'ARCIPELAGO DI TUVALU"
eccola
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- 24,3 KMQ - 12.000 abitanti

TUVALU
UN'INTERO STATO MEMBRO DELLE NAZIONI UNITE A FORTE RISCHIO DI ESTINZIONE


Gli scienziati ne prevedono la scomparsa entro il 2.100

Superficie: 24,3 Km²
Abitanti: 11.000 (stime 2001)
Densità: 453 ab/Km²
Superficie: 24,3 Km²
Elevazione massima: 5 m

Forma di governo: Monarchia costituzionale
Capitale: Vaiaku (3840 ab.)
Gruppi etnici: Polinesiani 95%, Europei 3%, Micronesiani 2%


Tuvalu è un arcipelago composto da nove atolli, di cui otto abitati, ha una superficie di 24,3 kmq(24,3 milioni di mq), circa 12.000 abitanti, e la sua altidudine non supera in nessun punto i 5 metri sul livello del mare, alta densità demografica circa 500 ab/kmq.
Ex Protettorato Brittanico, è indipendente dal 1978, il capo di Stato è la Regina Elisabetta II, il parlamento è composto da 15 membri, eletti ogni 4 anni. Attualmente il Primo Ministro Apisai Ielemia è stato eletto nel turno elettorale del 3 agosto 2006.


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MatteoAdmin
Inviato il: Sabato, 30-Dic-2006, 03:07
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AMBIENTE
Golfo del Bengala, l'innalzamento del mare ha cancellato Lohachara
Grazie al satellite l'università di Calcutta ha monitorato lo stato dell'atollo per mesi


Si alza il mare scompare un'isola
Evacuati 10.000 abitanti

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Lohachara, piccola isola nella Baia del Bengala, è stata risucchiata nel gorgo dell'oceano in crescita e i suoi abitanti sono stati evacuati. È il primo lembo di terra ferma che paga il prezzo prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo. La notizia, rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dal mare che si alza rabbioso sconvolgendo i villaggi e mettendo alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti.

Il cambiamento climatico ha cominciato a mutare le carte geografiche partendo da uno dei luoghi più popolati del pianeta. Là dove il Gange e il Brahmaputra si gettano nella Baia del Bengala è sparita Lohachara, diecimila persone evacuate, la prima isola abitata risucchiata nel gorgo del mare in crescita, la prima terra pagata come "danno collaterale" prodotto dal bombardamento di carbonio in cielo.

La notizia rimbalza dal sito del giornale inglese The Independent e segue il calvario degli isolotti già conquistati per giorni o settimane dall'oceano che si alza rabbioso: non una risalita lineare, ma ondate violente che cadono come un colpo di frusta sugli atolli dell'oceano Indiano e del Pacifico sconvolgendo i villaggi, i campi, le riserve di acqua dolce.

Un'invasione che mette alla prova la sopravvivenza fisica e psicologica degli abitanti. Quanto è possibile sopportare? Quando è ora di arrendersi? Nelle isole Tuvalu l'esasperazione ha portato 12 mila abitanti a un passo dalla fuga, dall'esilio volontario: hanno già chiesto asilo ambientale alla Nuova Zelanda e presto se ne andranno perché sanno di non poter più fermare il mare.

Negli arcipelaghi più ricchi, come le Hawaii, si difendono ancora divorando le isole meno redditizie a favore di quelle con più sdraio e ombrelloni. Spostano la sabbia da un punto all'altro per costruire i sea walls, muri che, anno dopo anno, si rivelano sempre più fragili e precari: un breve rinvio della crisi più che una soluzione.

L'oceano Indiano, con la sua temperatura particolarmente alta, fa da apripista alla risalita degli oceani guadagnando in alcune zone anche il doppio della media globale che ormai viaggia sopra i 3 millimetri di crescita annuale. Solo nel Golfo del Bengala, assieme alle 400 tigri che stanno per passare dall'estinzione potenziale all'estinzione di fatto, sono a rischio immediato una dozzina di isole abitate da 70 mila persone.

E' l'avanguardia dell'esercito dei profughi ambientali che sta per mettersi in campo. Nel raggio di cento chilometri dalla costa vivono oggi un miliardo e 200 milioni di persone, che nel 2080 raddoppieranno o triplicheranno. Secondo i calcoli di Robert Nicholls, uno dei ricercatori che da più tempo lavorano sulle previsioni climatiche, nello scenario peggiore, equivalente alla crescita di un metro del livello del mare per il 2080, decine di milioni di persone dovranno lasciare le loro case: più di 50 milioni nell'area dell'oceano Indiano, tra i 10 e i 50 milioni nella zona del Pacifico e di una parte dell'Atlantico, quasi 10 milioni di Africa e nel Mediterraneo.

Questo scenario comporta anche forti perdite di territorio in tutti i continenti. Il 46 per cento delle zone umide costiere verrebbe invaso dal mare: perdite particolarmente gravi si avrebbero sulla costa orientale degli Stati Uniti, nel golfo del Messico, nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo.
I primi ad essere colpiti sarebbero quelli che portano le responsabilità minori del disastro ambientale prodotto principalmente dall'uso dei combustibili fossili.

Un abitante delle piccole isole usa una minima frazione dell'energia utilizzata da uno statunitense, che è in cima alla piramide dei consumi, ma per molti arcipelaghi il destino appare segnato: dalle Tuvalu alle Maldive, dalle Kiribati alle Marshall, dalle Tonga alle Cook sembra scattato il conto alla rovescia. Tanto che gli abitanti di queste terre precarie, un pelo sopra il livello del mare, si sono consorziati in un cartello, l'Aosis (Alliance of Small Island States) che raggruppa 40 paesi. Per loro la battaglia del clima è una questione di sopravvivenza fisica.

(28 dicembre 2006)

FONTE:
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