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> IL PROGETTO ARCHIMEDE, un campo di specchi parabolici
 
MatteoAdmin
Inviato il: Lunedì, 04-Dic-2006, 14:36
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Rai REPORT
CATTIVI CONSIGLI
di Giovanna Boursier
in onda domenica 22 ottobre 2006 alle 21.30


GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)L'Enel, Poste Italiane, L’Anas, Ferrovie Dello Stato, Alitalia, sono le più grandi aziende pubbliche italiane. Nei loro consigli d’amministrazione ci siedono i manager che fanno funzionare i servizi primari del paese. Il numero di membri minimo previsto dalla legge sarebbe 3. Alle poste i consiglieri sono 11. La Rai ne ha 9, il Poligrafico dello Stato 10. Alitalia e Ferrovie 5. Gestore della rete elettrica 7, all’ Eni sono in 12, all’Enel 9.

TIZIANO TREU – Presidente Commissione Lavoro e Previdenza Sociale
Le ex municipalizzate più o meno trasformate, sono oltre 800. E quindi capirà, per quanto poco: 800 per, che ne so, 10 consiglieri fa 8000 persone che gravano, più o meno...eh facciamo i conti, però non c’è dubbio che sono eccessivi.

GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
Facendo i conti si vede che ogni azienda ha delle società controllate e se si fanno le somme i consiglieri diventano un numero esagerato: Poste 111, Rai 197, Enel 165, Ferrovie 316.

TIZIANO TREU – Presidente Commissione Lavoro e Previdenza Sociale
è anche vero che spesso si aggiunge a un nucleo di competenti un altro numero di politici da sistemare oppure comunque persone amiche che non sono necessariamente, spesso non sono competenti.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Quando il denaro è pubblico, se invece di tre consiglieri ne piazzi 9 cosa vuoi che sia, quei 40 mila euro all’anno a testa, non sono certamente uno scandalo. Dipende per quanti numeri lo moltiplichi, dipende cosa dovranno fare. Se la logica è quella dell’amico o del politico non eletto, è probabile che dentro a quel consiglio prenderà decisioni che non necessariamente risponderanno alle logiche del buon funzionamento. Se a questo aggiungiamo l’incompetenza, alla lunga è un bel problema! I grandi manager hanno grandi stipendi perché hanno grandi responsabilità e devono produrre risultati. Se i risultati non arrivano le ragioni possono essere tante. L’inchiesta di oggi è di Giovanna Boursier


omissis...........
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GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
Succede così: il contratto dice che se il mandato non viene rinnovato saranno pagati altri 3 anni di stipendio. Scaroni decide lui di andare all’ Eni ma esige comunque dall’ Enel i 3 anni di buonuscita. Giancarlo Cimoli se ne andò da Ferrovie nel 2004. Il suo mandato era scaduto e non fu rinnovato. non aveva fatto marciare meglio ferrovie ma gli fu data una buonuscita di 6,7 milioni di euro. Lunardi lo manda a risanare Alitalia, gia’ sommersa dai debiti: aveva previsto che il 2006 sarebbe stato l’anno del pareggio invece, dopo 2 anni dal suo arrivo, Alitalia è sull’orlo del fallimento.

ANDREA CAVOLA – Segr. Nazionale Sindacato Unitario Lavoratori Trasporti
La semestrale di quest’anno parla di 221 milioni di passivo, le previsioni a fine anno sembrerebbero 350 milioni di passivo, negli ultimi 2 anni oltre 3mila lavoratori hanno lasciato l’azienda, è stato applicato un piano di mobilità molto pesante, attualmente i lavoratori fanno cassa integrazione, i nostri contratti sono bloccati da anni quindi il costo del lavoro è stato attaccato pesantemente ed è uno dei più bassi rispetto ai nostri competitor europei.

GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
Ad oggi Alitalia ha 17 mila dipendenti, in cassa integrazione a rotazione. Nonostante il fiume di finanziamenti pubblici - dal 1997 Alitalia ha avuto contributi statali per quasi 7 miliardi di euro - l’azienda è al tracollo e perde circa 1 milione di euro al giorno. Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, dice che Alitalia vive il momento più delicato della sua storia e che la situazione è completamente fuori controllo.

ANDREA CAVOLA – Segr. Nazionale Sindacato Unitario Lavoratori Trasporti
Sicuramente si tratta di scelte industriali sbagliate. Abbiamo dovuto sopportare un piano che era esclusivamente finanziario e non industriale, quindi scelte di rotte sbagliate, di mercati trascurati un esempio per tutti: stiamo aprendo ai mercati orientali e alla Cina, Alitalia va in controtendenza e contrae quel mercato.

AL TELEFONO FUNZIONARIO ENAC
Cimoli è andato non sapendo nulla di aerei e intorno a sé ha continuato a chiamarsi altra gente che non sa nulla di aerei. E ha posto un problema esclusivamente di paino industriale Cimoli. Non ha mai posto un problema gestionale. Il problema di Cimoli evidentemente è legato al fatto che lui ha un’idea ferroviaria.

ANDREA CAVOLA – Segr. Nazionale Sindacato Unitario Lavoratori Trasporti
Quando un’azienda va male e va così male e il proprio piano è fallimentare crediamo che sarebbe un gesto eticamente corretto presentare automaticamente le proprie dimissioni riconoscendo di aver sbagliato.

GIOVANNA BOURSIER (fuori campo)
Quel che sappiamo è che quando Cimoli se ne andrà da Alitalia prima del 2007 si porterà a casa una buonuscita di 8 milioni di euro. Nel 2005 una delibera del consiglio di amministrazione gli raddoppia lo stipendio che passa 2milioni 791 mila euro l’anno che è 6 volte l’amministratore delegato di Air France e il triplo rispetto a quello di British Airways. 2 compagnie che viaggiano bene e hanno bilanci in utile.

ANDREA CAVOLA – Segr. Nazionale Sindacato Unitario Lavoratori Trasporti
Dati ufficiali iscritti a bilancio: l’Ad di Air France guadagna 30mila euro al mese, quello di KLM 45mila, quello di British 64mila e parliamo di 3 compagnie in attivo. Il nostro amministratore delegato prende 190.000 euro al mese. Io trovo vergognoso che mentre i lavoratori della compagnia facevano i sacrifici di cui abbiamo parlato prima il top manager, il top management non dia l’esempio riducendosi lo stipendio non raddoppiandolo. Credo che sia eticamente vergognoso.

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I 50.000.000 necessari per costruire la Centrale Solare a Specchi Parabolici progettata da Rubbia, presi in astratto possono sembrare anche una grossa cifra.
Ma ora prova a confrontarli solo col passivo di Alitalia cioè con quanto lo Stato(essendo azionista di maggioranza versa, a fondo perduto, per tenere in piedi questo carrozzone).

7 miliardi di euro in 10 anni(dal 1997 ad oggi) secondo quelli di Report, non essendo state smentite ed essendo ancora nel sito ufficiale della televisione pubblica credo siano stime corrette.

Nei primi sei mesi del 2006 passivo di 221 milioni di euro.

Facciamo due conti elementari:

7 miliardi equivalgono a 7.000 milioni di euro.

7.000 : 50 = 140

Cioè con i soldi regalati ad Alitalia negli ultimi 10 anni si sarebbero potute realizzare 140 Centrali Solari come quella prevista da Rubbia a Priolo.

Facciamo altri due semplici operazioni:

se una Centrale fornisce Energia Elettrica per circa 7.000 utenze domestiche, 140 forniscono energia per circa:

140 x 7.000 = 980.000 abitazioni residenziali

ipotizzando una media di 4 abitanti ad unità abitativa si ha:

4 x 980.000 = 3.920.000 persone

Praticamente con i soldi buttati in Alitalia(negli utimi 10 anni) si sarebbe potuta fornire Energia Elettrica quasi gratis(il sole non si paga) per 30 anni, a circa 4.000.000 di persone.

Alla fine il costo della Centrale Solare di Rubbia, se confrontata con altri costi e sperperi, mi pare sembri una briciola ed è pure produttiva.

Matteo
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Matteo
Inviato il: Mercoledì, 06-Dic-2006, 16:43
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19 maggio 2004 intervista a Carlo Rubbia, son passati quasi tre anni ma tutto è fermo a quel giorno.

da Repubblica.it
Vicino a Siracusa un impianto all'avanguardia: oggi l'inaugurazione, parla il Nobel che lo ha progettato
Rubbia e la centrale di Archimede "Così catturerò l'energia del sole"
È la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita
perfettamente competitiva, abbondante e sicura


di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA - "Il nuovo solare termodinamico ad alta temperatura, l'energia catturata dagli specchi parabolici e immagazzinata da un fluido salino, è la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita, perfettamente competitiva, abbondante e sicura. Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare. E per giunta è tecnologia italiana: una ricchezza che possiamo utilizzare direttamente ed esportare". E' un Carlo Rubbia in grande forma quello che si accinge a battezzare la fase uno del suo sogno. A meno di quattro anni dall'ideazione del progetto Archimede, il premio Nobel che guida l'Enea festeggerà oggi l'inaugurazione della nuova centrale elettrica di Priolo, in provincia di Siracusa, l'impianto Enel ristrutturato per far posto al sole. Si tratta della prima dimostrazione della realizzabilità del programma solare dell'Enea, un primo passo concreto che potrebbe aprire la strada a una filiera energetica made in Italy.

Eppure, dopo Archimede che l'aveva usata per altri scopi, questa forma di energia solare ha avuto poco successo. E l'esperienza della centrale siciliana a specchi di Adrano, che ha inghiottito molti fondi e prodotto poca energia, aveva indotto al pessimismo. Cosa è cambiato?
"Lasciando da parte Archimede, troviamo che il primo brevetto per gli specchi solari risale al 1860. Da allora è stato un succedersi di prove ed errori. Per esempio vent'anni fa, in California, avevano costruito centrali ibride che usavano il solare e il gas naturale, ma bastava una nuvoletta per bloccare il solare e far partire l'impianto a gas: il rendimento era scarso. E poi come fluido per accumulare il calore si usava un olio minerale poco sicuro e ad alto impatto ambientale. Oggi parliamo di una tecnologia completamente diversa".

Molto più affidabile?
"Non c'è paragone. Noi usiamo specchi di nuova progettazione che si muovono lungo l'arco della giornata seguendo il sole e quindi riescono a catturare più luce. Al posto del vecchio olio infiammabile abbiamo una miscela di sali fusi che non causa problemi e consente di accumulare l'energia in moda da renderla disponibile in ogni momento, anche quando non c'è il sole, in modo da ottenere la flessibilità richiesta dal mercato. E infine c'è il fattore temperatura che è fondamentale perché lo scopo finale è produrre vapore per far girare le turbine: la vecchia tecnologia solare non arrivava a superare i 350 gradi; ora raggiungiamo i 550 gradi, la stessa temperatura che si usa negli impianti a combustibili fossili".

Siamo comunque ancora alla fase di sperimentazione.
"Come esperimento pilota i 20 megawatt aggiunti dalle tecnologie solari alla centrale di Priolo non sono da buttar via: bastano a una città di 20 mila abitanti, consentono di risparmiare 12.500 tonnellate equivalenti di petrolio l'anno ed evitano l'emissione di 40 mila tonnellate l'anno di anidride carbonica. E il bello è che questo tipo di energia è conveniente: ai prezzi attuali l'impianto si ripaga in 6 anni e ne dura 30. Oltretutto, una volta avviata la produzione di massa, i prezzi di costruzione tenderanno al dimezzamento".

Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?
"Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno".

Per esempio?
"Non si producono rifiuti né emissioni. L'energia è abbondante e rinnovabile. Non bisogna costruire sistemi di trasporto per i combustibili perché il sole arriva da solo. Gli investimenti e i costi sono più bassi rispetto alle centrali convenzionali. Il sistema è estremamente flessibile e si presta ad essere usato con impianti di piccola taglia in località isolate. I tempi di costruzione sono brevi, circa tre anni".

Ritiene che questa tecnologia cambi il ruolo delle rinnovabili?
"Secondo le previsioni dell'Iaea le rinnovabili di nuovo tipo, escludendo dunque l'idroelettrico e la biomassa tradizionale, non supereranno il 3,5 per cento del totale energetico nel 2030. Per andare oltre occorrono due condizioni. La prima è che i costi siano competitivi. La seconda è che il sistema sia flessibile: non a caso l'unica rinnovabile che ha mercato è l'idroelettrico perché le dighe consentono di usare l'acqua quando ce n'è bisogno. La tecnologia che si sperimenta a Priolo soddisfa entrambe queste condizioni".

Quanta energia si può produrre con questo tipo di centrali?
"In prospettiva, arrivando a un'applicazione industriale su larga scala, si può pensare che in regioni con una buona insolazione come il Sud dell'Italia si ricavi energia sufficiente a sostituire carbone, petrolio e metano".

Ma se la tecnologia è così semplice e i costi così bassi, perché il sistema non si è già imposto?
"Perché è un'idea nuova, e come tutte le idee nuove fatica ad essere assimilata. Noi stiamo aprendo un mercato dalle potenzialità enormi in un momento in cui c'è un disperato bisogno di un'energia non inquinante. Decidere tempi e modi spetta ai politici. Certo dal punto di vista scientifico una cosa va detta: o si lavora seriamente alla costruzione di un sistema energetico diverso da quello attuale, più pulito e in grado di ottenere più consenso, oppure si va avanti continuando a immettere gas serra nell'atmosfera e ci si assume il rischio dell'instabilità climatica legata a questo processo".


(19 maggio 2004)

fonte:
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