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> ENERGIA SOLARE DAL SAHARA: DESERTEC, Progetto TREC vers. 7 Ago 2007
 
Luca
Inviato il: Giovedì, 11-Ott-2007, 00:01
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Modalità di realizzazione del progetto DESERTEC
E’ già iniziata in Spagna e negli Stati Uniti la costruzione di nuove centrali a concentrazione solare (Andasol 1 & 2, Solar Tres, PS10, Nevada Solar One). Altre iniziative sono in corso in Algeria, Egitto e Marocco. Ulteriori impianti sono previsti in Giordania e in Libia. In Marocco è stata approvata una legge per l’immissione in rete dell’energia da fonti rinnovabili (in particolare dal vento). Sono iniziate discussioni a livello europeo per la costruzione di una Supergrid HVDC (Euro-Supergrid). Inoltre stanno prendendo forma i piani per la costruzione di parchi del vento offshore. Sarebbe opportuno da parte europea, onde favorire la costruzione di impianti solari ed eolici, il lancio di una campagna di informazioni diretta ai governi dell’area MENA con l’indicazione che tali impianti costituirebbero, tenendo conto del loro intero ciclo di vita, una sorgente di energia più a buon mercato dell’elettricità generata dal petrolio o dal gas naturale. Grazie ad essi sarebbe possibile ridurre l’uso di combustibili fossili, il cui prezzo è in continua ascesa, e produrre energia pulita da aree desertiche per uso interno e per l’esportazione.
Se da una parte le centrali solari termodinamiche sono già in grado di funzionare con profitto nei paesi dell’area MENA, è tuttavia necessaria una ulteriore riduzione dei costi per rendere economicamente vantaggiosa l’esportazione di energia solare dai paesi dell’area MENA. La costruzione di un numero maggiore di centrali e un sostegno europeo alla realizzazione di una Euro-Supergrid con un collegamento tra l’Europa e l’area MENA potrebbero contribuire, di qua al 2020, alla riduzione dei costi. Sarebbero utili, a tale scopo, la consulenza e il sostegno europei per l’introduzione, nei paesi dell’area MENA, di una normativa per l’immissione in rete di energia rinnovabile, sul modello delle leggi tedesche e spagnole. Opportune garanzie o accordi per la fornitura di energia a livello internazionale contribuirebbero alla promozione di impianti solari e di turbine eoliche.

E’ fondamentale che inizino rapidamente colloqui operativi sullo sviluppo di una Euro-Supergrid con un collegamento tra l’Europa e l’area MENA.
Questo semplificherebbe l’integrazione ottimale di tutte le fonti rinnovabili europee con quelle dell’area MENA.
Il solo lancio di questa iniziativa sarebbe in grado di generare un boom di investimenti nei paesi dell’area MENA e consentirebbe all’Europa di avere accesso a
fonti di energia pulita, a buon mercato e inesauribile.
La costruzione di reti HVDC per i primi 10 GW costerebbe circa 5 miliardi di Euro, secondo la stima riportata nello studio TRANS-CSP. Perché il collegamento Europa-MENA possa iniziare la sua attività entro il 2020, è necessario che i colloqui tra l’Europa e i governi dell’area MENA inizino al più presto, eventualmente nell’ambito del Processo di Barcellona.

Già con l’inizio della trasmissione di energia nel 2020, l’energia solare dall’Africa del Nord sarà più conveniente, rispetto all’energia da combustibili fossili e nucleari (curva "Mix 2000" di pagina 1), per i paesi dell’Europa meridionale, come Spagna e Italia. Con la progressiva riduzione dei costi e l’estensione del collegamento tra Europa e paesi dell’area MENA ciò varrà anche per la maggior parte degli altri paesi europei entro il 2030. Lo studio TRANS-CSP prevede un investimento di 45
miliardi di Euro per tale collegamento, a fronte di un risparmio annuale che potrà arrivare a 10 miliardi di Euro.
L’energia pulita dai deserti risulta così la scelta economicamente più vantaggiosa e la costruzione del collegamento tra l’Europa e i paesi dell’area MENA appare una scelta obbligata per le economie europee.

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Luca
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Oltre a queste iniziative, TREC propone due progetti in grado di portare sollievo alle popolazioni interessate, di condurre alla risoluzione di conflitti politici e, allo stesso tempo, di contribuire alla riduzione dei costi di centrali a concentrazione solare. Entrambi i progetti sono tecnicamente fattibili, ma necessitano un sostegno economico e politico:
1. Gaza Solar Power & Water Project: Questo progetto prevede la costruzione di impianti a concentrazione solare (CSP) per la produzione di elettricità e la desalinizzazione dell’acqua marina. Tali centrali, parte di un programma internazionale di aiuti per Gaza, potrebbero essere localizzate nella regione costiera del Sinai egiziano. Mediante un adeguato sistema di trasmissione idraulica ed elettrica, sarebbe così possibile rifornire 2-3 milioni di persone nella striscia di Gaza. Questo progetto potrebbe costituire un punto di svolta nell’attuale drammatica situazione sociale ed economica di Gaza, ridurre i conflitti regionali per l’uso dell’acqua e rilanciare il processo di pace, attualmente in fase di stallo, tra Israele e Palestina. L’intero investimento ammonterebbe a circa 5 miliardi di Euro.
2. Sana'a Solar Water Project: Questo progetto prevede la costruzione di centrali elettriche e la desalinizzazione dell’acqua marina in prossimità del Mar Rosso per la capitale dello Yemen, Sana’a, che dovrà fronteggiare l’esaurimento delle riserve idriche della falda del sottosuolo entro quindici anni circa. Tali impianti, alimentati da energia solare, fornirebbero acqua dolce a Sana’a, generando allo stesso tempo la potenza necessaria per il pompaggio dell’acqua nell’acquedotto che dovrà raggiungere i 2200 metri di altezza a cui si trova Sana’a.
Questo progetto potrebbe evitare un imminente disastro umanitario e disordini sociali in Yemen, permettendo inoltre di salvare un’eredità culturale di significato mondiale.
Il trasferimento di 2 milioni di persone da Sana’a in nuovi insediamenti costerebbe circa 30 miliardi di Euro, molto di più quindi dei 5 miliardi di Euro necessari alla realizzazione di questo progetto alternativo: consentire agli abitanti di Sana’a di restare nella loro città, costruendo impianti solari e acquedotti per rifornirli di acqua.



Entro la metà del ventunesimo secolo i paesi dell’area potrebbero aver trasformato i loro deserti in fonti inesauribili di energia pulita. Vendendo parte di tale energia ai paesi europei, essi potrebbero contribuire alla riduzione delle emissioni europee di gas ad effetto serra fino ad un livello sostenibile. Nello scenario descritto nelle relazioni del DLR appare la concreta possibilità di ridurre del 70% le emissioni di CO2 riconducibili alla produzione di elettricità, rinunciando altresì all’opzione nucleare – con la prospettiva di costi decrescenti per la produzione di elettricità nel lungo periodo.
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