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> SCORIE NUCLEARI CARLO RUBBIA RISPONDE
 
MatteoAdmin
Inviato il: Martedì, 02-Ott-2007, 14:21
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IL PENSIERO DI CARLO RUBBIA SUL NUCLEARE

stralcio da un intervita al Corriere.IT
(18 settembre, 2007) - Corriere della Sera

Carlo Rubbia: «Anche in Cina ora studiano l' amplificatore di energia per ridurre la vita delle scorie nucleari. Ed è l' unica via per risolvere degnamente il problema e affrontare l' uso di questa fonte, ma con un approccio nuovo, più sicuro».

Giornalista: Ma l' amplificatore di energia non era un suo progetto?

Carlo Rubbia: «Certo e l' avevo elaborato perché garantiva una possibilità determinante per il futuro: tagliare la vita delle scorie nucleari da milioni di anni a 20-30 anni, risolvendo la questione da sempre discussa. All' Enea si era incominciato a lavorare, ma poi il piano è stato bocciato dai soliti ignoti. E ora lo stanno portando avanti altrove».

Giornalista: Dunque condivide la necessità di ricorrere all' energia nucleare per ridurre le emissioni generate dai combustibili derivati dal petrolio ?

Carlo Rubbia: «Oggi ritengo sia opportuno pensare alla ricerca. Non si possono riproporre le tecnologie vecchie di cinquant' anni. Così facendo, fra una decina d' anni raccoglieremo i frutti, consapevoli, però, che le nuove centrali richiedono maggiori investimenti, circa il doppio di quello che costa una centrale di oggi. E ciò aumenterà il costo dell' energia».

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MatteoAdmin
Inviato il: Sabato, 17-Nov-2007, 02:00
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IL RUBBIA PENSIERO SULLE SCORIE NUCLEARI

L'ERA NUCLEARE
di Carlo Rubbia

L'era nucleare ha inizio il 2 dicembre 1942, quando Enrico Fermi riesce a innescare la prima reazione a catena controllata con la pila atomica C.P.1 - Chicago Pile Number One - da lui costruita in una palestra dell'Università della capitale dell'Illinois. In quel luogo, diventato un campo di basket, non c'è niente, neanche una targa a ricordo dell'evento storico così determinante per le sorti dell'umanità. La pila di Fermi non era molto diversa da un moderno reattore a grafite (sostanza costituita di carbonio quasi puro) come quello di Chernobyl: ancora oggi la tecnologia nucleare vive sostanzialmente di rendita e sfrutta quel modello al quale sono state apportate solo delle varianti.
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omissis......
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Si apre a questo punto grave problema dell'eliminazione dei rifiuti radioattivi. Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura.
Queste "vergogne" dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni.
La sicurezza assoluta non esiste neppure in quest'ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio. Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, lo spessore e la resistenza dei materiali in cui questi rifiuti della fissione sono sigillati, la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Neppure il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto secondo me, completamente sicuro. Sotto la pressione delle rocce, a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento geologico che trasformi una zona da secca in umida, entrare quindi nelle acque e andare lontano a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente.


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